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Attività Sindacale

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Quota 100 per gli Agenti di Commercio: ci siamo quasi

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Quota 100 per gli Agenti di Commercio: ci siamo quasi

Si può fare. Anche per gli agenti di commercio si aprono prospettive favorevoli per poter finalmente accedere a Quota 100 senza dover rinunciare a provvigioni ed indennità.

Ovviamente i tempi non saranno brevissimi (è l’Italia, bellezza), ma i cambiamenti potranno essere inseriti nella prossima legge di bilancio. Dunque per fine anno.

Qualcosa, quindi, si è mosso in seguito all’incontro tra i vertici nazionali dell’Usarci e la presidente della Commissione Lavoro del Senato, Nunzia Catalfo.

Le richieste presentate dal sindacato degli agenti di commercio sono state comprese ed è stato suggerito di introdurre alcune modifiche al testo, in modo da agevolare l’approvazione.In particolare si ipotizza di fissare un periodo temporale di 6/12 mesi, a partire dalla richiesta di Quota 100, nel corso del quale gli agenti di commercio potranno continuare a percepire le provvigioni non ancora maturate.Inoltre verrà richiesta alle aziende una dichiarazione relativa alle provvigioni che l’Agente dovrà ancora percepire al momento della cessazione del rapporto.In questo modo l’Agente potrà presentare domanda di pensione, potendo perciò chiudere i rapporti senza rinunciare a quanto gli spetta in termini di indennità e provvigioni.

Si tratterà ora di non far venir meno la pressione sui parlamentari affinché questo impegno non venga dimenticato e si possa procedere con l’emendamento nei tempi meno lunghi possibili. In ogni caso appare positivo che la maggioranza si sia resa conto che la legge attuale è congegnata in modo tale da penalizzare una categoria che ha importanza vitale per l’economia italiana.

ElecToMag – Articolo di Enrico Toselli


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Relazione di apertura XXV Congresso

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Relazione di apertura XXV Congresso

Autorità, Signore e Signori, cari Colleghi e Delegati, grazie per essere qui.

A tutti voi il benvenuto dell’Usarci ed un caloroso saluto.

Oggi festeggiamo un anniversario, l’Usarci compie 70 anni.

Settant’anni compiuti al servizio della nostra Categoria, trascorsi nella cura degli interessi morali e materiali, dando voce e presenza nei confronti delle Istituzioni ed in seno ad esse rappresentandoci nelle trattative con le Organizzazioni datoriali con le quali abbiamo sottoscritto tutti gli Accordi economici Collettivi.

Settant’anni per gli Agenti di commercio, trascorsi in totale indipendenza godendo dei successi e affrontando le grandi crisi, mettendoci sempre il cuore e tutte le nostre energie.

Settant’anni trascorsi a rappresentare l’intermediazione, un comparto che forse più di altri concorre al benessere del nostro Paese.

Siamo una Categoria che non lavora in fabbrica, negli uffici o nelle officine noi ci muoviamo, siamo sulla strada. È anche grazie al nostro lavoro quotidiano che si contribuisce in maniera insostituibile a far crescere il lavoro nelle fabbriche, negli uffici e nelle officine e con essi il benessere collettivo.

Se oggi gli Agenti di commercio hanno un ruolo sociale migliore e maggiori tutele rispetto al passato è anche grazie al lavoro di questi settant’anni dell’Usarci, se non hanno ancora ottenuto quei riconoscimenti che invece avrebbero dovuto avere, beh… questa è una sconfitta dell’Usarci.

Siamo parte indispensabile di questa categoria, lo siamo nel bene e nel male così come lo siamo per il nostro Paese.

Nel nostro “agire” abbiamo sempre messo al centro le persone, ciò che ci lega è un sottile ma indistruttibile filo che passa attraverso il commercio, l’industria, i servizi, l’artigianato, l’agricoltura, i trasporti, le professioni, i nostri giovani, le nostre famiglie, un filo che percorre tutto il nostro Paese varcando i confini per entrare in Europa ed anche oltre.

L’Usarci e gli Agenti di commercio sono tutto questo, lo sono stati in passato e lo saranno in futuro perché noi sappiamo guardare oltre, facendo tesoro della nostra storia.

Siamo orgogliosi di tutto ciò, siamo fieri di questi nostri primi settant’anni, siamo ancora forti e pieni di idee.

In settant’anni abbiamo dimostrato forza, determinazione e volontà che abbiamo messo a disposizione della nostra Categoria e delle imprese che rappresentiamo sul mercato.

Con il nostro lavoro quotidiano non rappresentiamo solo delle aziende ma un tessuto sociale forte e tenace fatto di imprese ed imprenditori che ogni giorno resistono nonostante la lunga crisi.

Siamo gente abituata a camminare sui carboni ardenti, il nostro lavoro è portare risultati, muovendoci su un terreno iper competitivo, non possiamo e non dobbiamo avere paura anche se sappiamo di essere sempre in prima linea.

Se alziamo lo sguardo non possiamo fare a meno di osservare un contesto preoccupante.

La lunga ed attuale crisi ha sgretolato il ceto medio al quale apparteniamo che è sempre stato il punto di riferimento economico e sociale del Paese.

Diversi fattori esterni delineano uno scenario internazionale che sotto i profili della politica, dell’economia e della finanza appaiono talmente complessi che formulare previsioni risulta impossibile.

La politica interna funziona a corrente alternata, si poggia su un patto di governo dualista che, seppur rappresenta un esperimento innovativo e forse anche responsabile, inizia a dare segni di evidenti ed importanti contraddizioni.

Il credo politico, che in passato rappresentava il terreno di confronto delle diverse visioni, sta rischiando di alimentare ulteriormente quella spaccatura netta che ormai da troppo tempo divide il nostro Paese in fazioni rivali impedendo di dare spazio alla ragionevolezza ed al senso dello Stato.

Per rimettere in carreggiata l’Italia è assolutamente necessario che tutti ci si sforzi di andare nella medesima direzione con saggezza; non possiamo più permetterci di sprecare energie solamente per contraddire “l’altro”.

Il nostro Paese è debole, il nostro PIL in Europa è cresciuto poco, l’Italia è il fanalino di coda, siamo ultimi per crescita.

È assolutamente necessario che la “rabbia” si trasformi in passione e che il cambiamento che tutti chiediamo avvenga senza distruggere.

Abbiamo bisogno di una Pubblica Amministrazione vicina alle esigenze delle imprese e delle persone, che non vessi ma che aiuti, che agevoli e non che complichi la vita.

Abbiamo bisogno di leggi semplici che non si debbano interpretare ma che si applichino con facilità.

Serve un fisco che agevoli chi vuole intraprendere, che premi chi crea ricchezza ed occupazione, che aiuti chi investe.

Serve una politica lungimirante, pronta a comprendere tutti quei fenomeni che, se non regolati, potrebbero mettere a repentaglio la nostra collettività.

Penso all’economia digitale esentasse che, se non regolamentata, farà chiudere bottega ancora a molta gente, spegnerà le luci dei negozi delle nostre città, i laboratori dei nostri artigiani, i capannoni delle nostre piccole imprese.

Il digitale è il futuro, ma se non è compatibile con l’uomo, se non si fissano regole del gioco chiare e uguali per tutti quel futuro non sarà un buon futuro per nessuno.

L’economia quattro punto zero ha senso se serve ad agevolare l’uomo, se lo esclude è contro l’uomo.

Il commercio on-line ha già falcidiato fin troppo anche la nostra Categoria che negli ultimi quindici anni ha lasciato sul terreno centomila colleghi, espulsi dal mercato dalle grandi multinazionali che, pur facendo in maniera assolutamente chiara ed inequivocabile intermediazione commerciale, non hanno alcun obbligo contrattuale da osservare o contribuzione previdenziale da versare.

Comprare dalla più grande internet company del mondo stando a casa è più facile, meno faticoso e anche più economico che uscire da casa, scendere le scale ed andare in negozio, ma in questo modo chiudono i negozi, si perde il piacere di socializzare con le persone e si perdono posti di lavoro.

La difesa del lavoro, la salvaguardia dei redditi e del potere d’acquisto dei cittadini sono la vera garanzia per le imprese e per la loro competitività.

Alla politica spetta il compito di tradurre le esigenze in regole che servano a incentivare la crescita economica evitando quei provvedimenti che rallentino o fermino la sia pur timida ripresa, uno di questi riguarda l’IVA il cui aumento ulteriore sarebbe l’ultima beffa alle speranze di ripresa.

Non si può continuare a pensare che l’IVA debba finanziare ogni progetto o ogni nuovo strumento. Il suo aumento creerebbe un ulteriore rallentamento della domanda interna che è la prima vera marcia della ripresa economica.

Regole e semplificazioni, investimenti in infrastrutture, agevolazioni per chi crea nuove imprese, semplificazione amministrative.

Fisco e lavoro sono temi sui quali la politica deve sapersi spendere e misurare e per farlo bene non può trascurare di rapportarsi con il mondo delle parti sociali, perché sarebbe un errore imperdonabile di presunzione.

La delocalizzazione selvaggia delle imprese e la fuga dal Paese dei nostri migliori cervelli hanno arrecato grandi danni mettendo il nostro “made in Italy” in crisi e troppo spesso in mani non più italiane.

Su questo delicato fronte è indispensabile lavorare per riportare le fabbriche nel nostro Paese, far rientrare i nostri cervelli, attrarre investimenti, incentivare chi produce all’interno dei confini, potenziare l’immenso valore turistico del Paese.

Non condivido il protezionismo, ma dobbiamo darci l’obiettivo di una forte economia e di un riequilibrio della bilancia commerciale.

Serve consapevolezza e realismo, serve comprendere però che la concorrenza non è più tra singoli Paesi ma tra Europa e il resto del mondo.

L’Europa però deve ritrovare un equilibrio vero e deve agire unita e l’Italia deve saper far sentire la sua voce a Bruxelles.

Questo Congresso è a ridosso delle prossime elezioni europee e l’Usarci è per l’Europa, perché solo nell’Europa è possibile fronteggiare le maggiori economie mondiali, da soli possiamo poco di fronte a giganti economici e politici.

Dobbiamo contrastare l’assuefazione di chi non va a votare perché erroneamente pensa che non possa cambiare nulla o addirittura che cambi in peggio.

Dobbiamo realizzare insieme un’Europa che abbia il senso della comunità, che abbia la consapevolezza di una visione politica davvero unitaria prima che economica e finanziaria.

È innegabile però la debolezza nel rispondere alle giuste preoccupazioni dei cittadini europei.

Gravi ed urgenti restano le questioni aperte, anche a livello europeo.

Mi riferisco per esempio all’avvio del delicato procedimento promosso dalla Commissione Europea per la valutazione della nuova normativa da adottare in sostituzione del regolamento 330/2010 della stessa Commissione che scadrà il 31 maggio 2022.

Regolamento che, secondo l’articolo 101, vieta gli accordi tra imprese limitativi della concorrenza, i così detti “Accordi Verticali”, ivi compresi quelli stipulati tra imprenditori per disciplinare il funzionamento della propria catena di distribuzione, tra questi, la Commissione ha fatto rientrare gli accordi di agenzia.

Questo procedimento ci preoccupa non poco poiché mira a rendere nulla, ritenendola limitativa della concorrenza, per taluni contratti di agenzia, la clausola di esclusiva di zona e di prodotto, elemento alla base stessa delle nostre leggi e degli Accordi Economici Collettivi.

Le nuove regole europee non possono rendere vane le nostre conquiste sindacali; su questo punto dobbiamo agire fin da subito chiamando a raccolta tutte le Organizzazioni consorelle per far fronte comune.

Speriamo che con le imminenti elezioni europee prenda forma un’Europa fatta di obbiettivi comuni, di valori condivisi e di culture somiglianti e non di europeisti costretti.

Il saper stare insieme non è solamente un obiettivo per l’Europa ma anche per la nostra Società, per l’Usarci, per il nostro sistema sindacale, per noi tutti.

In questi 70 anni, all’interno dell’Usarci, abbiamo sempre coltivato i principi di libertà, unione, democrazia e solidarietà.

Abbiamo fatto dell’unione sindacale un baluardo ed un principio che è una scelta coraggiosa, una scelta che all’unanimità, nella nostra Assise dello scorso anno, abbiamo deciso di condividere con una grande Organizzazione sindacale che raggruppa milioni di lavoratori: la CISL.

Con la CISL abbiamo intrapreso un cammino che sta portando buoni frutti, una strada che apre all’Usarci la visuale a 360 gradi sul mondo del lavoro e che sta dando alla Cisl una visione del lavoro autonomo ed in particolare dell’intermediazione che potrà essere d’esempio per approfondirlo meglio.

L’obiettivo degli anni a venire è creare un protagonista del nostro sistema sindacale che sappia essere sintesi di comuni sensibilità, culture somiglianti e valori condivisi.

La nuova Usarci inizia a prendere forma con l’obiettivo di essere maggiormente incisiva, propositiva e più forte per completare un quadro sindacale nel quale gli Agenti di commercio siano la cinghia di congiunzione tra le aziende, i suoi lavoratori ed il commercio.

L’Usarci ha lanciato molte volte da questo palco la sfida dell’unità sindacale, lo facciamo ancora una volta, oggi, rappresentiamo una Categoria che intermedia ben oltre il 60% del Prodotto Interno Lordo italiano, gli Agenti di commercio sono l’asset immateriale di maggior valore per una azienda, senza il nostro lavoro buona parte delle produzioni di beni e servizi resterebbero nei magazzini.

Il nostro mestiere è vendere, lo facciamo percorrendo migliaia di chilometri l’anno, visitando centinaia di clienti ai quali offriamo consulenza, servizi e conoscenza del mercato.

Eppure la nostra Categoria è in continua erosione, gli agenti di commercio sono ogni anno meno, unico saldo attivo è quello delle agenzie società di capitali, in controtendenza.

Per questo a noi, a tutte le parti sociali, alle Associazioni che rappresentano gli Agenti di commercio va richiesta tanta responsabilità ed unità.

Per dare alla nostra Categoria la dignità che merita dobbiamo essere così saggi da saper mantenere la barra dritta, lavorare sui temi che ci uniscono e individuare un cammino che sia credibile e sostenibile.

Pensiamo che serva una rappresentanza che sappia interloquire unitariamente sui temi che sono il cuore della Categoria quali:

–  Gli accordi economici collettivi;

–       Il welfare contrattuale;

–       La formazione;

–       L’incentivo all’ingresso dei giovani;

–       La previdenza Enasarco.

Dobbiamo valorizzare gli accordi economici davvero rappresentativi con innovazione e lungimiranza per non lasciare spiragli a possibili falsi accordi e per non disperdere un patrimonio di relazioni e traguardi ottenuti.

Serve saper spostare l’attenzione nei confronti dei giovani, avviare percorsi di formazione ma anche focalizzarci su importanti traguardi quali la deducibilità dell’auto, la patente professionale, il monomandato e l’e-commerce.

A proposito di monomandato, che sembrerebbe essere nel mirino degli “accordi verticali” dalla Commissione Europea, credo si debba aprire una comune riflessione per non essere superati.

La recente apertura del tavolo per il rinnovo dell’Accordo con il commercio ci vede affrontare una sfida davvero importante e strategica ovvero l’individuazione di regole contrattuali sul commercio elettronico.

Su questo argomento il nostro sistema sindacale ha dimostrato capacità di fare squadra e coesione; cosa che invece non succede nell’ambito del nostro Ente di previdenza.

Sul fronte Enasarco ci siamo sfaldati e divisi e se non sapremo ritrovare una sintesi daremo un pessimo servizio alla Categoria.

Non si può far finta di non capire che senza una solida alleanza tra le Parti Sociali le elezioni Enasarco, in programma per metà dell’anno prossimo, con le quali la Categoria dovrà eleggere i nuovi Organi della Fondazione, partoriranno coalizioni avvelenate, deboli ed incapaci di affrontare le profonde riforme necessarie per la stabilità previdenziale futura.

La vera grande sfida è quella di rilanciare l’unità dei nostri rapporti tra Parti Sociali attraverso il dialogo, il confronto ed il bilanciamento degli interessi, ritrovando un cammino per il bene della nostra Categoria.

Non possiamo accusare le divisioni della Politica, la burocrazia, l’Europa e poi agire in disaccordo.

Il primato è nella capacità di concepire idee e rapporti sociali capaci di essere all’altezza delle sfide che ci attendono – questa è la differenza tra la rappresentanza “forte” che sa dare soluzioni alle esigenze della Categoria e quella “debole “che si adagia nella sterile constatazione dei disagi.

Noi proponiamo un contratto, a noi, che facciamo sindacato, i contratti piacciono sempre.

Un contratto per l’Enasarco, semplice, concreto, con pochi punti, un contratto che dia dignità alla nostra Categoria.

Non siamo alla ricerca del consenso a tutti i costi ma siamo interessati al bene della Categoria, da settant’anni!

Abbiamo in mente il nostro lavoro e la nostra gente che lo svolge ogni giorno, tutte le mattine accende il motore della propria auto con la voglia di dare il meglio di sé per le aziende che rappresenta, per i clienti che serve e per il bene della propria famiglia.

C’è differenza tra chi ha bisogno di raccogliere consenso tutto e subito vivendo una continua campagna elettorale e chi invece pensa con pazienza, coraggio e lungimiranza.

La nostra Categoria ha bisogno di scelte che diano buoni frutti, che diventeranno buoni frutti per coloro che rappresentiamo, per i nostri figli e le nostre famiglie.

Il nostro è un lavoro duro, pieno di chilometri, di ansia e anche di sconfitte, ma è il più bel lavoro che si possa fare perché nell’ incertezza e la precarietà si trova l’autonomia e l’indipendenza, due valori impagabili.

L’Usarci crede in questo.

E da settant’anni ha fatto di questi valori il proprio vanto.

L’Usarci ha settant’anni ma pensa incessantemente ai giovani, pensa al pluralismo e alla Società in cui viviamo, pensa al nostro Paese e lo fa con responsabilità ed orgoglio.

Si conclude oggi il mio mandato da Presidente Nazionale; nel corso di questo Congresso i nostri Delegati saranno chiamati ad eleggere i nuovi Organi della Federazione.

La sorte ha voluto che proprio a me spettasse l’onore di varcare la soglia dei settant’anni, sento quindi di dover volgere lo sguardo a chi mi ha preceduto per ringraziarli di ciò che sono stati capaci di tramandarci.

Esprimo quindi la mia gratitudine e quella di tutta l’Usarci a persone che hanno dato molto alla Categoria, a chi con spirito di sacrificio e lungimiranza ci ha permesso di raggiungere questo traguardo

– Ernesto Borrella di Venezia ed Enrico Martucci di Bari, che costituirono l’Usarci 70 anni fa;

– Adriano Pretti di Torino;

– Elio De Padova di Torino;

– Leone Alberti di Genova;

– Enrico Nicolini di Genova;

– Francesco De Pasquale di Napoli;

– Lorenzo Righetti di Torino;

e Ciano DONADON di Treviso.

Ringrazio tutte le donne e gli uomini che hanno lavorato per puro spirito di servizio, gratuitamente, dedicando tempo ed energie negati alle loro famiglie ed al loro lavoro per la nostra Organizzazione.

Abbraccio fraternamente il mio Vicario, i Vicepresidenti, i Consiglieri, il Tesoriere, il Segretario e tutti i collaboratori che mi hanno accompagnato in questo mandato e che sono stati una vera Squadra, preziosa ed indispensabile.

Un particolare e fraterno ringraziamento al mio Amico e Vicepresidente Mario Nicolai, che con grande passione ha segnato con noi una parte della nostra storia. A Lui, nel corso di questa assise, consegnerò un personale riconoscimento.

Amici tutti, abbiamo superato momenti difficili, altri ancora ne supereremo, ma sempre uniti, senza lasciare indietro nessuno, confrontandoci anche e soprattutto con chi non la pensa come noi.

Siamo sulla stessa barca insieme alle aziende che rappresentiamo e a chi ci lavora.

Lo facciamo affinché la nostra Italia sia migliore, perché le nostre tradizioni, la nostra tenacia, le nostre capacità diventino una buona eredità per chi verrà dopo di noi.

Viva l’Italia

Viva l’Usarci

UMBERTO MIRIZZI

fonte: https://www.usarci.it/article/relazione-di-apertura-xxv-congresso

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QUOTA ASSOCIATIVA 2019

QUOTA ASSOCIATIVA 2019 - USARCI SPARCI Logo

QUOTA ASSOCIATIVA 2019

Qui di seguito si ricordano gli importi da versare:

  • Per gli agenti operanti in forma individuale:  € 175,00;
  • per le Società: € 175,00 per l’amministratore più € 30,00 per ogni socio componente la società;
  • Per i pensionati: € 50,00

Le quote associative potranno essere versate o presso la segreteria, o con bonifico bancario presso:

  • Banca Carige Spa
    Agenzia n° 10 – Genova
    Coordinate IBAN IT08S0617501410000001566880
    Intestato a: Usarci-Sparci

In caso di Bonifico Bancario chiediamo cortesemente di inserire in causale la propria Ragione Sociale per una immediata identificazione.

Ricordiamo che la quota associativa si può portare in detrazione dal proprio commercialista esponendo la ricevuta da noi emessa all’atto del pagamento; per chi pagasse tramite bonifico bancario la suddetta verrà inviata tramite posta.

Chi ha già provveduto al pagamento della Quota Associativa 2019 e chi ha pagato il biennio 2018/2019 o 2019/2020 all’atto della sua prima iscrizione, consideri pure nulla questa comunicazione e grazie per la fiducia.


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Sondaggio sulle difficoltà di mobilità causate dal crollo del Ponte Morandi

sondaggio - ponte morandi

Al fine essere informati sulle difficoltà che gli agenti di commercio devono affrontare, nella loro quotidianità per la mancanza del collegamento autostradale tra il levante e il ponente, desideriamo sondare la categoria sull’impatto che la mancanza del ponte Morandi ha e avrà nel prossimo futuro sull’operatività delle agenzie.

Il risultato del sondaggio verrà comunicato alle Istituzioni Comunali e Regionali affinché ne prendano visione e, nel limite del possibile, assecondino quanto verrà indicato dalla Categoria.

Il sondaggio è anonimo, nessuna credenziale o ragione sociale verrà registrato o raccolto.

Per accedere al sondaggio CLICCA QUI


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59° Assemblea Nazionale Udine – Uniti per crescere

Uniti per crescere - IMG

Uniti per crescere

In questi giorni si è tenuta la 59° Assemblea nazionale ospitata dalla città di Udine.

Uniti per crescere” questo è il tema voluto dal Presidente Umberto Mirizzi per l’incontro annuale di USARCI.

Tema sviluppato nel proprio discorso agli oltre 60 Delegati provenienti da tutta Italia, in rappresentanza delle sedi provinciali e regionali, e ai Colleghi di Udine intervenuti per l’evento.

Autorità, cari Colleghi, amici,

rivolgo a voi tutti un saluto caloroso e Vi ringrazio per essere qui, rivolgo anche un saluto particolare ed un “in bocca al lupo “ al nuovo Governo con l’auspicio che sappia fare bene, partendo dalle oggettive difficoltà in cui versa il nostro Paese e giungendo in tempi brevi a soluzioni capaci di ridare entusiasmo ai nostri giovani, credibilità internazionale all’Italia, competitività al sistema Paese e prospettive concrete di sviluppo per le nostre Aziende.

 Ormai da troppi anni apriamo i lavori assembleari costretti a parlare di crisi, di imprese che chiudono, di volume d’affari che diminuisce, di mancanza di visione su ciò che sarà e ciò che invece sarebbe bene che fosse.

Le nostra Aziende sono assediate in tutti i settori, dobbiamo combattere contro colossi informatici che senza possedere una sola stanza d’albergo sono le più grosse strutture alberghiere del pianeta, contro la contrazione di volumi d’affari intermediati causati da un utilizzo sempre più sconsiderato e sleale del commercio elettronico, contro società che senza aver acquistato un solo prodotto sono i più grandi negozi esistenti, contro aziende di trasporti che senza possedere una sola autovettura sono i più grandi tassisti esistenti.

Dobbiamo fare i conti con una palese disparità tra chi deve operare nel nostro Paese all’interno di regole che impongono mille adempimenti e chi invece può scegliere, spostando qualche computer, i luoghi che consentono la miglior tassazione, senza dover affrontare problemi di pressione fiscale, regole del lavoro, contributi previdenziali e quant’altro.

Abbiamo un’economia, che seppur timidamente, dà segni di ripresa e che se da una parte ci impone di puntare a nuovi traguardi per renderla strutturale e duratura, dall’altra ci contrappone ad un modello economico senza regole, fatto di merci di qualità scadenti e prezzi stracciati, che poco alla volta stanno mettendo fuori gioco quel tessuto economico fatto di piccole e medie imprese produttrici di eccellenze che contraddistinguono da sempre l’Italia ed il suo miglior prodotto: il made in Italy. 

La crisi ha falcidiato oltre centomila agenti di commercio, con tutto un indotto fatto di famiglie, mogli, mariti e figli e tutto questo anche per colpa del nostro sistema sindacale che non è stato capace nemmeno di attrarre l’attenzione su questo sterminio imprenditoriale consumatosi nell’indifferenza assoluta.

Ogni volta che celebriamo la nostra Assemblea convivono in noi due contrapposte aspirazioni, quella del bicchiere mezzo pieno che serve a concederci un pizzico di ottimismo e ci sprona a concentrarci su obbiettivi ambiziosi e nuovi traguardi e quella del bicchiere mezzo vuoto che ci impone di fare i conti con i tanti problemi che affliggono la Categoria e il Paese.

Siamo per nostra natura professionale degli ottimisti, abbiamo il compito nobile ma gravoso di far crescere i fatturati delle aziende che rappresentiamo attraverso il nostro lavoro quotidiano, ma il nostro senso di responsabilità ci impone anche di essere i difensori di tutti quei diritti sacrosanti senza i quali la parola lavoro viene spogliata della dignità.

Stiamo uscendo stremati da una crisi epocale che ha falcidiato non solo colleghi ma anche aziende e negozianti ed ora abbiamo il dovere di difenderci con le unghie e con i denti contro quel cecchino che si chiama commercio elettronico.

Non vogliamo andare contro il progresso, non ci interessa fermare il futuro, ma chi incassa provvigioni in Italia, chiunque esso sia, deve pagare le tasse, le imposte e l’Enasarco. Chi non fa questo deve essere duramente sanzionato.

Chiediamo una cosa che dovrebbe essere scontata e banale, ma così non è. 

L’Europa è senza dubbio la nostra unità di scopo, ma è assolutamente prioritario svolgere il tema di quale Europa vogliamo e di come vogliamo costruirla perché è ormai chiaro a tutti che dentro il perimetro dell’Europa ci sono i temi della nostra quotidianità e del nostro Paese.

Ci siamo noi. Noi come cittadini e come imprenditori.

L’ Europa ha senso per noi ed è una questione vitale se l’orizzonte non è sopravvivere ma crescere.

L’Europa oltre ad essere una casa in continuo divenire deve diventare una patria condivisa capace di gestire, organizzare e difendere ma anche di saper dare una strada alle sue genti.

Sinceramente non riesco ad immaginare un futuro prossimo fatto di vetture senza autisti, di commerci senza più negozi, di merci senza patria, un domani nel quale le relazioni interpersonali siano quelle dei social network e dove saranno i droni a fare le consegne di merci ordinate da un terminale.

Quel futuro suona da “de profundis” per il concetto stesso di lavoro e prefigura un’Italia ed un’Europa che non hanno saputo darsi regole capaci di mettere le nuove tecnologie al servizio dell’uomo.

Non vogliamo un mondo nel quale l’uomo è al servizio delle macchine, crediamo in un futuro nel quale l’uomo ed il lavoro sono al centro, nel quale le città sono ancora illuminate dalle vetrine dei negozi, nel quale le piccole produzioni di eccellenza non devono fare i salti mortali per rientrare in regole astruse pensate per le multinazionali, nel quale i piccoli borghi abbandonati tornino a ripopolarsi e dove il nostro Paese torni ad essere l’orgoglio di chi lo abita e di un’Europa che ci stima.

Nel recente congresso della IUCAB, l’Associazione mondiale degli Agenti di commercio della quale Usarci è parte, tenutosi a Torino, abbiamo parlato di queste preoccupazioni che non sono solo nostre, ma comuni a centinaia di migliaia di intermediari in tutto il mondo. 

La ormai lunghissima crisi politica del nostro Paese ha reso l’Italia vulnerabile e terreno fertile per la speculazione straniera; ormai troppe imprese che per decenni avevano rappresentato l’Italia che lavora, che produce e che è in grado di essere di successo sono emigrate oltre i nostri confini.

La nostra economia si muove con un passo troppo lento rispetto al resto d’Europa e, in quella che per tutti dovrebbe essere un’emergenza, manca ancora una visione comune della politica che sappia superare le differenze e ridare fiducia e strumenti affinché la crescita sia forte e duratura.

È indispensabile recuperare lo spirito unitario nella Nazione ma anche di quel mondo che storicamente in Italia ha rappresentato e rappresenta l’associazionismo del lavoro, delle professioni e dei mestieri. 

L’Usarci è parte sia dell’uno che dell’altro.

Non possiamo più permetterci di litigare per ideologie ormai scomparse tralasciando l’unico vero obbiettivo comune: la crescita.

Visione, progetto, unità, norme chiare e certe, giustizia giusta e veloce, minore pressione fiscale, burocrazia semplificata, agevolazioni a chi crea lavoro e impresa.

Sono punti evidenti che non possono più aspettare perché non possiamo restare l’unico grande Paese dell’area euro a registrare il più basso indice di crescita economica. 

Nel resto del mondo è in atto una forte accelerazione della domanda ed è ripartito un nuovo ciclo internazionale di investimenti, non possiamo permetterci di starne fuori.

A proposito di questo argomento credo sia assolutamente necessario che sia rivisto anche il ruolo delle Casse privatizzate, di cui l’Enasarco è la seconda per importanza e per valore patrimoniale, affinché inseriscano nell’orizzonte anche quegli investimenti correlati strettamente all’attività svolta dai propri assistiti.

Per la nostra Categoria, che è erosa da una contrazione, ormai purtroppo costante, di circa 4.000 unità, è fondamentale porre il focus su tutti quegli investimenti in attività reali che possano svilupparsi attraverso l’aumento di Agenti di commercio. 

Chiediamo ai Ministeri vigilanti di agevolare le politiche di sviluppo in tal senso perché creare nuovi posti di lavoro e rendere possibile la crescita di imprese italiane, nei fatti, vale molto di più che un 1% di interesse in più su un investimento. 

Evita la crisi   delle casse e incrementa il rafforzamento dell’economia.

Troppo spesso le casse previdenziali investono in fondi stranieri che usano i nostri quattrini per acquistare aziende italiane che poi decentrano in altri paesi.

Non possiamo continuare a darci la zappa sui piedi,  non va bene perché priva di risorse la nostra crescita interna e indebolisce la nostra economia.

Serve un nuovo rinascimento manifatturiero che attragga investimenti e crei posti di lavoro nuovi, serve una politica complessiva ed unitaria che abbia una visione di rilievo.

Non crediamo nel protezionismo, non possiamo crederci per la natura stessa del lavoro che svolgiamo.

Siamo nel mercato, viviamo di mercato e di concorrenza e sappiamo che l’isolamento e la chiusura non sono mai la risposta giusta, ma la globalizzazione va governata attraverso regole condivise ed applicate uniformemente. 

Dobbiamo inaugurare una nuova stagione di coesione, perché sarà per tutti così ed anche per noi; dovremo muoverci in terre sconosciute, dovremo prendere in mano il nostro destino perché noi saremo quello che decidiamo di voler essere.

L’Usarci è pronta ad assumersi la propria responsabilità in questo processo di rafforzamento ed unificazione di intenti ed obiettivi.

Anche la nostra Organizzazione è passata sotto le forche caudine di questa crisi, ha patito le divisioni ed i distinguo perché noi siamo, in proporzione, ciò che è – nel bene e nel male – il nostro Paese.

Per tornare a crescere dobbiamo comporre definitivamente le passate fratture ed avviare un progetto di ampio respiro che restituisca fiducia e carica.

Lo dobbiamo fare per la nostra coscienza civile e il nostro senso di responsabilità, ce lo chiede il ruolo dell’Usarci come corpo intermedio del Paese, soggetto politico ma equidistante dai partiti, un ruolo che tutti noi interpretiamo con orgoglio, passione, amore per l’Italia e la nostra Categoria.

Dobbiamo essere consapevoli che i nostri colleghi forti fanno una Categoria forte, ma che senza una Usarci forte anche i colleghi forti hanno vita dura e alla lunga rischiano di diventare marginali.

Il nostro traguardo è quello di lavorare per avere una Categoria forte che faccia diventare forti le nostre imprese e che insieme facciano forte l’Italia.

Siamo inclusivi, crediamo nelle nuove tecnologie e nelle loro potenzialità ma sempre con al centro l’uomo, perché le macchine non lo potranno mai sostituire nell’intelligenza, nella creatività, nella fantasia e nel saper essere solidale con chi ha bisogno.

Siamo nell’epoca in cui tutto cambia, nell’epoca dell’innovazione a tutto campo e anche noi come Categoria e come Usarci non possiamo essere estranei a questo fenomeno planetario.

Siamo di fronte ad una sfida che è già iniziata anche dentro la nostra Categoria, un tempo fatta in assoluta prevalenza da imprese individuali ma che ormai si trasforma a ritmi di un migliaio di nuove società di capitali all’anno.

Sono colleghi che hanno capito che solamente mettendo insieme le forze e strutturandosi saranno in grado di restare su un mercato sempre più esigente ed orientato al valore aggiunto del servizio.

Stanno cambiando gli agenti di commercio perché lo impone il mercato e anche noi dobbiamo cambiare, offrire nuovi servizi e nuove professionalità.

Dobbiamo dimostrare ai nostri associati di saper gestire la complessità, incentivare la collaborazione tra colleghi, far capire che lo stare insieme è l’evoluzione che esalta il meglio, che lo stare insieme permette di investire in conoscenza ed in strutture.

In Europa siamo in assoluto la nazione con il maggior numero di agenti di commercio, duecento quaranta mila circa in Italia contro i quaranta mila circa tedeschi e questo divario numerico è simile anche negli altri paesi della moneta comune.

Il trend è la riduzione costante delle imprese individuali e l’aumento di società di agenzia tra colleghi.

Un’altra lacuna tutta italiana è quella del basso numero di laureati impegnati nelle nostre imprese; soltanto il 20% in Italia contro il 50% in Spagna e il 50% in Germania.

Questo dato ha una spiegazione che solo in parte ci riabilita: in Italia, prima che noi dell’Usarci ci interfacciassimo con il mondo universitario, non esistevano lauree professionalizzanti.

Adesso, grazie alla nostra partner-ship con l’università telematica Pegaso, è possibile ottenere una laurea indirizzata all’intermediazione commerciale.

Molto resta ancora da fare in questo campo di vitale importanza che è la formazione.

In questi ultimi anni la nostra Organizzazione è cresciuta, abbiamo aperto nuove strutture e ci siamo avvicinati ancor  più alla nostra base, ai suoi problemi ed alle sue esigenze.

La nostra Categoria è obbligata a percorrere un sentiero stretto, nel quale un nemico agguerrito ed invisibile, il commercio elettronico, potrà essere contrastato concretamente solo unendo le forze e alzando il livello qualitativo e culturale del nostro ruolo.

Abbiamo ancora molta strada da fare e credo fermamente che anche per noi sia ormai giunto il momento di trovare un buon compagno di viaggio con il quale condividere il cammino, tutto in salita, che avremo davanti nei prossimi anni.

Proprio di questo discuteremo durante questa nostra assise, e da Udine dovremo uscire con decisioni importanti per il futuro, non solo nostro ma anche di tutta la Categoria.

A questo proposito voglio sgombrare il campo da ogni possibile fraintendimento; credo fermamente che la chiusura e l’isolamento non siano mai la risposta giusta, credo in una visione comune che includa e non escluda e che assicuri senza ombra di dubbio l’autonomia.

Abbiamo il dovere morale, civile e politico di agire il prima possibile per assicurare il bene nostro ma soprattutto di chi verrà dopo di noi.

Non possiamo avere paura di questo cambiamento di prospettiva, non possiamo restare soli.

Siamo stati e continuiamo ad essere l’unica forza sindacale che ha, con grande tenacia e dispendio di energie, assicurato alla nostra Categoria le più importanti vittorie di dignità e progresso.

In passato abbiamo anche manifestato a Roma davanti alle porte dell’Enasarco perché non eravamo d’accordo su gestioni giudicate opache; avevamo ragione, tant’è vero che la Magistratura poco tempo dopo ha scoperto il malaffare.

Siamo stati quelli che hanno ottenuto l’abolizione di clausole contrattuali penalizzanti ed ingiuste.

Siamo gli unici a non dover fare i conti in casa con i padroni.

Davanti a giuste recriminazioni che ancor oggi ci pongono in una situazione che lede la nostra stessa dignità di imprenditori e di persone ci è stata chiusa la porta in faccia ripetutamente.

La cosa più grave è che quella porta ci è stata chiusa proprio da quelle forze politiche e sociali che per loro stessa natura dovrebbero essere maggiormente sensibili a richieste sociali e di giustizia.

Il non poterci dedurre integralmente l’unico e solo bene strumentale indispensabile per produrre il nostro reddito – l’autovettura – è un tema di ingiustizia sociale che grida vendetta; siamo i soli imprenditori nel nostro Paese a non poterlo fare.

L’essere stati esclusi dalla cosiddetta doppia patente, concessa a tutti gli operatori professionali della strada è un’altra di quelle cose che grida vendetta.

Ancora: il monomandato è, nei fatti, un inquadramento che permette di far lavorare come Agenti di commercio dei dipendenti senza tutele e con redditi spesso da fame che tutt’altro possono definirsi tranne imprenditori – una vergogna – anche questo è un punto per il quale l’Usarci  sta combattendo.

Potrei proseguire, ma forse continuerei a mettere il dito nella piaga del nostro sindacalismo di Categoria, talvolta più sensibile alle platee con nomi illustri e propensa al prostrarsi al potere che ad adoperarsi con impegno per risolvere i mali che ci affliggono.

 

Noi, l’Usarci, esistiamo solo per un motivo: rappresentare gli Agenti di commercio e solo loro, nella politica e nella Società, con le quali abbiamo il dovere di integrarci per il progresso ed il benessere del Paese.

Per fare questo, ormai lo abbiamo capito tutti, serve essere forti, autorevoli, ascoltati.

Dobbiamo far crescere la nostra Organizzazione, aumentare i nostri associati nelle province, dobbiamo investire in cultura, professionalità e strutture.

Ecco perché si è avviato un dialogo con la Federazione dei Sindacati del Terziario, facente parte del circuito confederale Cisl.

 

Quello con la Cisl è un dialogo nato da lontano; con la Fisascat-Cisl abbiamo condotto negli anni tutte le trattative per i rinnovi degli Accordi economici collettivi.

Con loro recentemente abbiamo raggiunto un’intesa il cui obbiettivo è unire idee e forze per dare un importante rafforzamento relazionale ed organizzativo all’azione di politica sindacale fondamentale per il futuro della nostra Categoria.

 

Se non facciamo questa rivoluzione, se non la facciamo noi che siamo la prima linea del terziario, lasceremo indietro tutta l’intera Categoria e la colpa sarà solo nostra.

Se noi arretreremo, il sistema intero arretrerà, compromettendo la nostra intera Categoria, lasciandola al canto ammaliatore di sirene il cui unico e solo obbiettivo vero è mettere le mani sul patrimonio dell’Enasarco.

Esplorare nuovi percorsi è il nostro mestiere, sappiamo farlo bene, ma credo sia giunto il momento di capire davvero chi è al nostro fianco e chi no.

Con chi saprà essere nostro partner dovremo costruire una casa comune per affrontare una sfida che ormai è anche per noi globale.

Operare insieme deve essere un nostro salto di qualità ed il risultato dovrà essere un beneficio per la Categoria, per i nostri giovani, per le nostre famiglie, per le imprese che ci chiedono di rappresentarle sul mercato, per il Paese intero.

Vogliamo essere influenti nelle battaglie di civiltà, dire la nostra sul fisco, sullo stato sociale, sulla burocrazia che è come le sabbie mobili, ingoia lentamente l’entusiasmo di chiunque voglia fare impresa.

Vogliamo dire la nostra e partecipare al rilancio del paese nel manifatturiero, nell’alimentare, nella moda, nel design, nel turismo, intervenendo a sostegno con investimenti ben fatti dal nostro fondo pensione, affinché si crei nuova occupazione ed aumenti la richiesta di agenti di commercio.

L’Usarci è una forza popolare ed al popolo degli imprenditori come noi non si parla per scorciatoie, parlano i fatti e noi dobbiamo agire.

Dobbiamo aprire a temi di grande rivendicazione, dobbiamo farlo coniugandoli con i nostri valori che sono il coraggio, la dedizione, la tenacia, la solidarietà. 

Lo abbiamo fatto in passato quando eravamo semplici “piazzisti” ma anche allora abbiamo assicurato crescita e benessere.

Lo facciamo oggi, da imprenditori con la responsabilità di rappresentare il meglio dell’imprenditoria italiana.

Lo faremo anche domani.

Il prossimo anno l’Usarci festeggerà il suo settantesimo compleanno, ma vi assicuro che se ci guardassimo allo specchio vedremmo ancora una Organizzazione giovane, battagliera, piena di vitalità e di voglia di fare.

Insieme costruiremo il nostro futuro – ve lo prometto – sarà il futuro di tutti noi.

Grazie per la Vostra cortese attenzione

Umberto Mirizzi

fonte ufficiale: www.usarci.it