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Attività Sindacale

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QUOTA ASSOCIATIVA 2019

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QUOTA ASSOCIATIVA 2019

Qui di seguito si ricordano gli importi da versare:

  • Per gli agenti operanti in forma individuale:  € 175,00;
  • per le Società: € 175,00 per l’amministratore più € 30,00 per ogni socio componente la società;
  • Per i pensionati: € 50,00

Le quote associative potranno essere versate o presso la segreteria, o con bonifico bancario presso:

  • Banca Carige Spa
    Agenzia n° 10 – Genova
    Coordinate IBAN IT08S0617501410000001566880
    Intestato a: Usarci-Sparci

In caso di Bonifico Bancario chiediamo cortesemente di inserire in causale la propria Ragione Sociale per una immediata identificazione.

Ricordiamo che la quota associativa si può portare in detrazione dal proprio commercialista esponendo la ricevuta da noi emessa all’atto del pagamento; per chi pagasse tramite bonifico bancario la suddetta verrà inviata tramite posta.

Chi ha già provveduto al pagamento della Quota Associativa 2019 e chi ha pagato il biennio 2018/2019 o 2019/2020 all’atto della sua prima iscrizione, consideri pure nulla questa comunicazione e grazie per la fiducia.


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Sondaggio sulle difficoltà di mobilità causate dal crollo del Ponte Morandi

sondaggio - ponte morandi

Al fine essere informati sulle difficoltà che gli agenti di commercio devono affrontare, nella loro quotidianità per la mancanza del collegamento autostradale tra il levante e il ponente, desideriamo sondare la categoria sull’impatto che la mancanza del ponte Morandi ha e avrà nel prossimo futuro sull’operatività delle agenzie.

Il risultato del sondaggio verrà comunicato alle Istituzioni Comunali e Regionali affinché ne prendano visione e, nel limite del possibile, assecondino quanto verrà indicato dalla Categoria.

Il sondaggio è anonimo, nessuna credenziale o ragione sociale verrà registrato o raccolto.

Per accedere al sondaggio CLICCA QUI


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59° Assemblea Nazionale Udine – Uniti per crescere

Uniti per crescere - IMG

Uniti per crescere

In questi giorni si è tenuta la 59° Assemblea nazionale ospitata dalla città di Udine.

Uniti per crescere” questo è il tema voluto dal Presidente Umberto Mirizzi per l’incontro annuale di USARCI.

Tema sviluppato nel proprio discorso agli oltre 60 Delegati provenienti da tutta Italia, in rappresentanza delle sedi provinciali e regionali, e ai Colleghi di Udine intervenuti per l’evento.

Autorità, cari Colleghi, amici,

rivolgo a voi tutti un saluto caloroso e Vi ringrazio per essere qui, rivolgo anche un saluto particolare ed un “in bocca al lupo “ al nuovo Governo con l’auspicio che sappia fare bene, partendo dalle oggettive difficoltà in cui versa il nostro Paese e giungendo in tempi brevi a soluzioni capaci di ridare entusiasmo ai nostri giovani, credibilità internazionale all’Italia, competitività al sistema Paese e prospettive concrete di sviluppo per le nostre Aziende.

 Ormai da troppi anni apriamo i lavori assembleari costretti a parlare di crisi, di imprese che chiudono, di volume d’affari che diminuisce, di mancanza di visione su ciò che sarà e ciò che invece sarebbe bene che fosse.

Le nostra Aziende sono assediate in tutti i settori, dobbiamo combattere contro colossi informatici che senza possedere una sola stanza d’albergo sono le più grosse strutture alberghiere del pianeta, contro la contrazione di volumi d’affari intermediati causati da un utilizzo sempre più sconsiderato e sleale del commercio elettronico, contro società che senza aver acquistato un solo prodotto sono i più grandi negozi esistenti, contro aziende di trasporti che senza possedere una sola autovettura sono i più grandi tassisti esistenti.

Dobbiamo fare i conti con una palese disparità tra chi deve operare nel nostro Paese all’interno di regole che impongono mille adempimenti e chi invece può scegliere, spostando qualche computer, i luoghi che consentono la miglior tassazione, senza dover affrontare problemi di pressione fiscale, regole del lavoro, contributi previdenziali e quant’altro.

Abbiamo un’economia, che seppur timidamente, dà segni di ripresa e che se da una parte ci impone di puntare a nuovi traguardi per renderla strutturale e duratura, dall’altra ci contrappone ad un modello economico senza regole, fatto di merci di qualità scadenti e prezzi stracciati, che poco alla volta stanno mettendo fuori gioco quel tessuto economico fatto di piccole e medie imprese produttrici di eccellenze che contraddistinguono da sempre l’Italia ed il suo miglior prodotto: il made in Italy.  

La crisi ha falcidiato oltre centomila agenti di commercio, con tutto un indotto fatto di famiglie, mogli, mariti e figli e tutto questo anche per colpa del nostro sistema sindacale che non è stato capace nemmeno di attrarre l’attenzione su questo sterminio imprenditoriale consumatosi nell’indifferenza assoluta.

Ogni volta che celebriamo la nostra Assemblea convivono in noi due contrapposte aspirazioni, quella del bicchiere mezzo pieno che serve a concederci un pizzico di ottimismo e ci sprona a concentrarci su obbiettivi ambiziosi e nuovi traguardi e quella del bicchiere mezzo vuoto che ci impone di fare i conti con i tanti problemi che affliggono la Categoria e il Paese.

Siamo per nostra natura professionale degli ottimisti, abbiamo il compito nobile ma gravoso di far crescere i fatturati delle aziende che rappresentiamo attraverso il nostro lavoro quotidiano, ma il nostro senso di responsabilità ci impone anche di essere i difensori di tutti quei diritti sacrosanti senza i quali la parola lavoro viene spogliata della dignità.

Stiamo uscendo stremati da una crisi epocale che ha falcidiato non solo colleghi ma anche aziende e negozianti ed ora abbiamo il dovere di difenderci con le unghie e con i denti contro quel cecchino che si chiama commercio elettronico.

Non vogliamo andare contro il progresso, non ci interessa fermare il futuro, ma chi incassa provvigioni in Italia, chiunque esso sia, deve pagare le tasse, le imposte e l’Enasarco. Chi non fa questo deve essere duramente sanzionato.

Chiediamo una cosa che dovrebbe essere scontata e banale, ma così non è. 

L’Europa è senza dubbio la nostra unità di scopo, ma è assolutamente prioritario svolgere il tema di quale Europa vogliamo e di come vogliamo costruirla perché è ormai chiaro a tutti che dentro il perimetro dell’Europa ci sono i temi della nostra quotidianità e del nostro Paese.

Ci siamo noi. Noi come cittadini e come imprenditori.

L’ Europa ha senso per noi ed è una questione vitale se l’orizzonte non è sopravvivere ma crescere.

L’Europa oltre ad essere una casa in continuo divenire deve diventare una patria condivisa capace di gestire, organizzare e difendere ma anche di saper dare una strada alle sue genti.

Sinceramente non riesco ad immaginare un futuro prossimo fatto di vetture senza autisti, di commerci senza più negozi, di merci senza patria, un domani nel quale le relazioni interpersonali siano quelle dei social network e dove saranno i droni a fare le consegne di merci ordinate da un terminale.

Quel futuro suona da “de profundis” per il concetto stesso di lavoro e prefigura un’Italia ed un’Europa che non hanno saputo darsi regole capaci di mettere le nuove tecnologie al servizio dell’uomo.

Non vogliamo un mondo nel quale l’uomo è al servizio delle macchine, crediamo in un futuro nel quale l’uomo ed il lavoro sono al centro, nel quale le città sono ancora illuminate dalle vetrine dei negozi, nel quale le piccole produzioni di eccellenza non devono fare i salti mortali per rientrare in regole astruse pensate per le multinazionali, nel quale i piccoli borghi abbandonati tornino a ripopolarsi e dove il nostro Paese torni ad essere l’orgoglio di chi lo abita e di un’Europa che ci stima.

Nel recente congresso della IUCAB, l’Associazione mondiale degli Agenti di commercio della quale Usarci è parte, tenutosi a Torino, abbiamo parlato di queste preoccupazioni che non sono solo nostre, ma comuni a centinaia di migliaia di intermediari in tutto il mondo. 

La ormai lunghissima crisi politica del nostro Paese ha reso l’Italia vulnerabile e terreno fertile per la speculazione straniera; ormai troppe imprese che per decenni avevano rappresentato l’Italia che lavora, che produce e che è in grado di essere di successo sono emigrate oltre i nostri confini.

La nostra economia si muove con un passo troppo lento rispetto al resto d’Europa e, in quella che per tutti dovrebbe essere un’emergenza, manca ancora una visione comune della politica che sappia superare le differenze e ridare fiducia e strumenti affinché la crescita sia forte e duratura.

È indispensabile recuperare lo spirito unitario nella Nazione ma anche di quel mondo che storicamente in Italia ha rappresentato e rappresenta l’associazionismo del lavoro, delle professioni e dei mestieri. 

L’Usarci è parte sia dell’uno che dell’altro.

Non possiamo più permetterci di litigare per ideologie ormai scomparse tralasciando l’unico vero obbiettivo comune: la crescita.

Visione, progetto, unità, norme chiare e certe, giustizia giusta e veloce, minore pressione fiscale, burocrazia semplificata, agevolazioni a chi crea lavoro e impresa.

Sono punti evidenti che non possono più aspettare perché non possiamo restare l’unico grande Paese dell’area euro a registrare il più basso indice di crescita economica. 

Nel resto del mondo è in atto una forte accelerazione della domanda ed è ripartito un nuovo ciclo internazionale di investimenti, non possiamo permetterci di starne fuori.

A proposito di questo argomento credo sia assolutamente necessario che sia rivisto anche il ruolo delle Casse privatizzate, di cui l’Enasarco è la seconda per importanza e per valore patrimoniale, affinché inseriscano nell’orizzonte anche quegli investimenti correlati strettamente all’attività svolta dai propri assistiti.

Per la nostra Categoria, che è erosa da una contrazione, ormai purtroppo costante, di circa 4.000 unità, è fondamentale porre il focus su tutti quegli investimenti in attività reali che possano svilupparsi attraverso l’aumento di Agenti di commercio. 

Chiediamo ai Ministeri vigilanti di agevolare le politiche di sviluppo in tal senso perché creare nuovi posti di lavoro e rendere possibile la crescita di imprese italiane, nei fatti, vale molto di più che un 1% di interesse in più su un investimento. 

Evita la crisi   delle casse e incrementa il rafforzamento dell’economia.

Troppo spesso le casse previdenziali investono in fondi stranieri che usano i nostri quattrini per acquistare aziende italiane che poi decentrano in altri paesi.

Non possiamo continuare a darci la zappa sui piedi,  non va bene perché priva di risorse la nostra crescita interna e indebolisce la nostra economia.

Serve un nuovo rinascimento manifatturiero che attragga investimenti e crei posti di lavoro nuovi, serve una politica complessiva ed unitaria che abbia una visione di rilievo.

Non crediamo nel protezionismo, non possiamo crederci per la natura stessa del lavoro che svolgiamo.

Siamo nel mercato, viviamo di mercato e di concorrenza e sappiamo che l’isolamento e la chiusura non sono mai la risposta giusta, ma la globalizzazione va governata attraverso regole condivise ed applicate uniformemente. 

Dobbiamo inaugurare una nuova stagione di coesione, perché sarà per tutti così ed anche per noi; dovremo muoverci in terre sconosciute, dovremo prendere in mano il nostro destino perché noi saremo quello che decidiamo di voler essere.

L’Usarci è pronta ad assumersi la propria responsabilità in questo processo di rafforzamento ed unificazione di intenti ed obiettivi.

Anche la nostra Organizzazione è passata sotto le forche caudine di questa crisi, ha patito le divisioni ed i distinguo perché noi siamo, in proporzione, ciò che è – nel bene e nel male – il nostro Paese.

Per tornare a crescere dobbiamo comporre definitivamente le passate fratture ed avviare un progetto di ampio respiro che restituisca fiducia e carica.

Lo dobbiamo fare per la nostra coscienza civile e il nostro senso di responsabilità, ce lo chiede il ruolo dell’Usarci come corpo intermedio del Paese, soggetto politico ma equidistante dai partiti, un ruolo che tutti noi interpretiamo con orgoglio, passione, amore per l’Italia e la nostra Categoria.

Dobbiamo essere consapevoli che i nostri colleghi forti fanno una Categoria forte, ma che senza una Usarci forte anche i colleghi forti hanno vita dura e alla lunga rischiano di diventare marginali.

Il nostro traguardo è quello di lavorare per avere una Categoria forte che faccia diventare forti le nostre imprese e che insieme facciano forte l’Italia.

Siamo inclusivi, crediamo nelle nuove tecnologie e nelle loro potenzialità ma sempre con al centro l’uomo, perché le macchine non lo potranno mai sostituire nell’intelligenza, nella creatività, nella fantasia e nel saper essere solidale con chi ha bisogno.

Siamo nell’epoca in cui tutto cambia, nell’epoca dell’innovazione a tutto campo e anche noi come Categoria e come Usarci non possiamo essere estranei a questo fenomeno planetario.

Siamo di fronte ad una sfida che è già iniziata anche dentro la nostra Categoria, un tempo fatta in assoluta prevalenza da imprese individuali ma che ormai si trasforma a ritmi di un migliaio di nuove società di capitali all’anno.

Sono colleghi che hanno capito che solamente mettendo insieme le forze e strutturandosi saranno in grado di restare su un mercato sempre più esigente ed orientato al valore aggiunto del servizio.

Stanno cambiando gli agenti di commercio perché lo impone il mercato e anche noi dobbiamo cambiare, offrire nuovi servizi e nuove professionalità.

Dobbiamo dimostrare ai nostri associati di saper gestire la complessità, incentivare la collaborazione tra colleghi, far capire che lo stare insieme è l’evoluzione che esalta il meglio, che lo stare insieme permette di investire in conoscenza ed in strutture.

In Europa siamo in assoluto la nazione con il maggior numero di agenti di commercio, duecento quaranta mila circa in Italia contro i quaranta mila circa tedeschi e questo divario numerico è simile anche negli altri paesi della moneta comune.

Il trend è la riduzione costante delle imprese individuali e l’aumento di società di agenzia tra colleghi.

Un’altra lacuna tutta italiana è quella del basso numero di laureati impegnati nelle nostre imprese; soltanto il 20% in Italia contro il 50% in Spagna e il 50% in Germania.

Questo dato ha una spiegazione che solo in parte ci riabilita: in Italia, prima che noi dell’Usarci ci interfacciassimo con il mondo universitario, non esistevano lauree professionalizzanti.

Adesso, grazie alla nostra partner-ship con l’università telematica Pegaso, è possibile ottenere una laurea indirizzata all’intermediazione commerciale.

Molto resta ancora da fare in questo campo di vitale importanza che è la formazione.

In questi ultimi anni la nostra Organizzazione è cresciuta, abbiamo aperto nuove strutture e ci siamo avvicinati ancor  più alla nostra base, ai suoi problemi ed alle sue esigenze.

La nostra Categoria è obbligata a percorrere un sentiero stretto, nel quale un nemico agguerrito ed invisibile, il commercio elettronico, potrà essere contrastato concretamente solo unendo le forze e alzando il livello qualitativo e culturale del nostro ruolo.

Abbiamo ancora molta strada da fare e credo fermamente che anche per noi sia ormai giunto il momento di trovare un buon compagno di viaggio con il quale condividere il cammino, tutto in salita, che avremo davanti nei prossimi anni.

Proprio di questo discuteremo durante questa nostra assise, e da Udine dovremo uscire con decisioni importanti per il futuro, non solo nostro ma anche di tutta la Categoria.

A questo proposito voglio sgombrare il campo da ogni possibile fraintendimento; credo fermamente che la chiusura e l’isolamento non siano mai la risposta giusta, credo in una visione comune che includa e non escluda e che assicuri senza ombra di dubbio l’autonomia.

Abbiamo il dovere morale, civile e politico di agire il prima possibile per assicurare il bene nostro ma soprattutto di chi verrà dopo di noi.

Non possiamo avere paura di questo cambiamento di prospettiva, non possiamo restare soli.

Siamo stati e continuiamo ad essere l’unica forza sindacale che ha, con grande tenacia e dispendio di energie, assicurato alla nostra Categoria le più importanti vittorie di dignità e progresso.

In passato abbiamo anche manifestato a Roma davanti alle porte dell’Enasarco perché non eravamo d’accordo su gestioni giudicate opache; avevamo ragione, tant’è vero che la Magistratura poco tempo dopo ha scoperto il malaffare.

Siamo stati quelli che hanno ottenuto l’abolizione di clausole contrattuali penalizzanti ed ingiuste.

Siamo gli unici a non dover fare i conti in casa con i padroni.

Davanti a giuste recriminazioni che ancor oggi ci pongono in una situazione che lede la nostra stessa dignità di imprenditori e di persone ci è stata chiusa la porta in faccia ripetutamente.

La cosa più grave è che quella porta ci è stata chiusa proprio da quelle forze politiche e sociali che per loro stessa natura dovrebbero essere maggiormente sensibili a richieste sociali e di giustizia.

Il non poterci dedurre integralmente l’unico e solo bene strumentale indispensabile per produrre il nostro reddito – l’autovettura – è un tema di ingiustizia sociale che grida vendetta; siamo i soli imprenditori nel nostro Paese a non poterlo fare.

L’essere stati esclusi dalla cosiddetta doppia patente, concessa a tutti gli operatori professionali della strada è un’altra di quelle cose che grida vendetta.

Ancora: il monomandato è, nei fatti, un inquadramento che permette di far lavorare come Agenti di commercio dei dipendenti senza tutele e con redditi spesso da fame che tutt’altro possono definirsi tranne imprenditori – una vergogna – anche questo è un punto per il quale l’Usarci  sta combattendo.

Potrei proseguire, ma forse continuerei a mettere il dito nella piaga del nostro sindacalismo di Categoria, talvolta più sensibile alle platee con nomi illustri e propensa al prostrarsi al potere che ad adoperarsi con impegno per risolvere i mali che ci affliggono.

 

Noi, l’Usarci, esistiamo solo per un motivo: rappresentare gli Agenti di commercio e solo loro, nella politica e nella Società, con le quali abbiamo il dovere di integrarci per il progresso ed il benessere del Paese.

Per fare questo, ormai lo abbiamo capito tutti, serve essere forti, autorevoli, ascoltati.

Dobbiamo far crescere la nostra Organizzazione, aumentare i nostri associati nelle province, dobbiamo investire in cultura, professionalità e strutture.

Ecco perché si è avviato un dialogo con la Federazione dei Sindacati del Terziario, facente parte del circuito confederale Cisl.

 

Quello con la Cisl è un dialogo nato da lontano; con la Fisascat-Cisl abbiamo condotto negli anni tutte le trattative per i rinnovi degli Accordi economici collettivi.

Con loro recentemente abbiamo raggiunto un’intesa il cui obbiettivo è unire idee e forze per dare un importante rafforzamento relazionale ed organizzativo all’azione di politica sindacale fondamentale per il futuro della nostra Categoria.

 

Se non facciamo questa rivoluzione, se non la facciamo noi che siamo la prima linea del terziario, lasceremo indietro tutta l’intera Categoria e la colpa sarà solo nostra.

Se noi arretreremo, il sistema intero arretrerà, compromettendo la nostra intera Categoria, lasciandola al canto ammaliatore di sirene il cui unico e solo obbiettivo vero è mettere le mani sul patrimonio dell’Enasarco.

Esplorare nuovi percorsi è il nostro mestiere, sappiamo farlo bene, ma credo sia giunto il momento di capire davvero chi è al nostro fianco e chi no.

Con chi saprà essere nostro partner dovremo costruire una casa comune per affrontare una sfida che ormai è anche per noi globale.

Operare insieme deve essere un nostro salto di qualità ed il risultato dovrà essere un beneficio per la Categoria, per i nostri giovani, per le nostre famiglie, per le imprese che ci chiedono di rappresentarle sul mercato, per il Paese intero.

Vogliamo essere influenti nelle battaglie di civiltà, dire la nostra sul fisco, sullo stato sociale, sulla burocrazia che è come le sabbie mobili, ingoia lentamente l’entusiasmo di chiunque voglia fare impresa.

Vogliamo dire la nostra e partecipare al rilancio del paese nel manifatturiero, nell’alimentare, nella moda, nel design, nel turismo, intervenendo a sostegno con investimenti ben fatti dal nostro fondo pensione, affinché si crei nuova occupazione ed aumenti la richiesta di agenti di commercio.

L’Usarci è una forza popolare ed al popolo degli imprenditori come noi non si parla per scorciatoie, parlano i fatti e noi dobbiamo agire.

Dobbiamo aprire a temi di grande rivendicazione, dobbiamo farlo coniugandoli con i nostri valori che sono il coraggio, la dedizione, la tenacia, la solidarietà. 

Lo abbiamo fatto in passato quando eravamo semplici “piazzisti” ma anche allora abbiamo assicurato crescita e benessere.

Lo facciamo oggi, da imprenditori con la responsabilità di rappresentare il meglio dell’imprenditoria italiana.

Lo faremo anche domani.

Il prossimo anno l’Usarci festeggerà il suo settantesimo compleanno, ma vi assicuro che se ci guardassimo allo specchio vedremmo ancora una Organizzazione giovane, battagliera, piena di vitalità e di voglia di fare.

Insieme costruiremo il nostro futuro – ve lo prometto – sarà il futuro di tutti noi.

Grazie per la Vostra cortese attenzione

Umberto Mirizzi

fonte ufficiale: www.usarci.it


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Agenzie, quale futuro?

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Agenzie, quale futuro?

Il futuro di molti comparti è a tinte molto fosche

La velocità con cui avvengono i cambiamenti nel mercato e nelle abitudini di acquisto dei consumatori, ci fa pensare a dinamiche sempre più rapide e non certo positive per gli agenti di commercio.

Tra dieci anni, o meno ancora, la distribuzione sarà completamente diversa da quella di oggi, diverse saranno le azienda mandanti e diversa sarà la presenza degli agenti di commercio sul mercato.

Nel 2013 fu fatta una indagine sulle condizioni di lavoro degli agenti di commercio e ne risultò, a parte le considerazioni sul marcato, sulla clientela e sulle mandanti, una situazione insostenibile sulla pressione fiscale che le agenzie subiscono, infatti ben il 97,2% affermava che la pressione fiscale sul reddito della propria agenzia è sproporzionata, il restante 2,8% pensava che la pressione fiscale fosse molto alta.

Su questo argomento ricevemmo anche commenti tra l’allarmato e il disperato e questo ci conferma quello che stiamo vedendo ancora oggi in associazione:l’agente appena può va in pensione o cerca alternative diverse.

Dobbiamo aggiungere che in questi 5 anni scarsi abbiamo visto “estinguersi” interi comparti, una volta affollati di agenti.

Sono praticamente spariti gli agenti dei comparti degli alimentari, degli elettrodomestici, dell’elettronica, ecc. e a breve spariranno altri settoriche fino ad oggi hanno “tirato”.

E’ importantissimo che il Sindacato venga a conoscenza di quel che succede nei vari comparti per mappare il futuro delle agenzie e per studiare contromosse che possano, almeno in parte, mitigare i negativi contraccolpi.

Abbiamo predisposto un sondaggio al quale diventa fondamentale rispondere con attenzione per permetterci di avere una visione più precisa di cosa avviene nei vari comparti di attività.

CLICCA QUI PER ACCEDERE AL SONDAGGIO


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Benvenuti alla 58° Assemblea Nazionale Usarci

Il Presidente Nazionale Umberto Mirizzi in apertura della 58° Assemblea Nazionale Usarci di Pescara, ha intrattenuto gli astanti col discorso riportato di seguito

 

Assemblea Nazionale Usarci - giornale

 

Autorità, signore e signori, amiche e amici, delegate e delegati benvenuti alla 58° Assemblea Nazionale Usarci.

Saluto tutte le nostre Associazioni, i tanti colleghi imprenditori che con la loro presenza in questa sala testimoniano la nostra identità e dimostrano che la rappresentanza associativa è una missione nobile, alta , di sacrificio e utile alle nostre imprese ed al Paese.

L’Usarci è sempre stata un’Associazione di “frontiera”, un’organizzazione cha ha sempre tenuto fede alla propria memoria, alla propria indipendenza ed alla propria unicità.

La nostra storia collettiva è fatta delle storie di tante singole imprese, di tanti colleghi che hanno unito nell’Usarci il loro cammino, fatto di fatica, di difficoltà ma anche di entusiasmo, di forti identità e di indipendenza.

L’Usarci è fatta di memoria comune e di aspettative condivise, noi siamo sempre stati un po’ più avanti, siamo inclusivi per nostra natura, siamo aperti al nuovo per necessità ed abitudine, ma non abbiamo mai abbandonato le nostre origini, le abbiamo rinnovate e rese coerenti all’attualità.

Per chi fa il nostro lavoro conta il merito, la capacità di saper far crescere le aziende che rappresentiamo; noi sappiamo più d’altri prefigurare il futuro e realizzarlo, perché è questo ciò che ci chiedono di fare ogni giorno.
Ecco perché dentro l’Usarci non potrà mai mancare la visione di un grande futuro e nemmeno la voglia di realizzarlo, saremo sempre pronti a difendere ciò che siamo stati, ma pronti a cambiare quello che siamo. Noi abbiamo sempre saputo guardare alle cose che ci accomunano;  c’è stato anche chi ha cercato di dividerci, ma non c’è riuscito.
In chi è seduto al vostro fianco oggi voi potrete riconoscere un vostro collega, un amico con il quale condividete le stesse ansie, gli stessi entusiasmi e gli stessi sacrifici; seduto vicino a voi c’è un altro agente di commercio, perché noi dell’Usarci siamo solo Agenti di commercio e sappiamo difendere solo gli agenti di commercio , questa è l’unica cosa che non vogliamo cambiare.
Siamo passati e ancora stiamo passando attraverso una crisi tra le peggiori dal dopoguerra ma l’Usarci non ha mai smesso di credere e prepararsi a quel cambiamento capace di dare ai nostri giovani un futuro degno di quel nome.
Ai nostri giovani dobbiamo dare un terreno fertile sul quale realizzare il loro domani, dobbiamo tramandare l’identità del nostro Paese e la vocazione del “fare”, dobbiamo tramandare la tenacia dei nostri padri, la creatività, la conoscenza e la bellezza.
Di tutti questi valori è impastata l’Usarci e noi ne siamo orgogliosi; siamo la più grande Associazione indipendente ed autonoma di Agenti di commercio di tutta Europa e vi assicuro, amici, continueremo instancabilmente a lavorare sodo per conquistarci un futuro migliore.

L’economia italiana è ripartita, ma non c’è ripresa.
Crescita ed occupazione continuano a restare ben sotto l’1% e la nebbia avvolge ancora consumi,  produzione,  credito e fiducia.
In questo quadro anche il nostro sistema associativo deve proporsi con nuovi schemi, l’Usarci deve diventare un’instancabile promotrice di modelli innovativi.
È ormai chiaro a tutti noi che dobbiamo risalire la china dobbiamo attrezzarci per un’economia diversa, fatta da mercati sempre più contaminati dall’on-line, infinitamente più veloci ed alla continua ricerca di innovazioni nei processi, nei prodotti, nei mercati e nei consumatori.
Molti colleghi hanno capito tutto questo e hanno già colto da tempo le opportunità e superato la crisi, allargando la capacità di distribuire sul territorio, credendo nei collaboratori, alleandosi al web, facendo un salto culturale, adottando un nuovo stile imprenditoriale.
Di contro abbiamo colleghi che non hanno innovato, che sono rimasti fermi al palo; in moltissimi non hanno retto e hanno chiuso.
Altri , la maggioranza, sono ad un bivio: possono agganciare il gruppo di testa, oppure scivolare in quello di coda.
Il ruolo dell’ Usarci è far sì che il maggior numero di colleghi riesca ad imboccare la strada giusta.
Serve un vero e proprio salto culturale, uno stile nuovo ed è fondamentale che di ciò si sia consapevoli.
Affinché l’Usarci sia in grado di accompagnare la Categoria verso la nuova strada del cambiamento, che è innanzitutto culturale, è necessario studiare azioni e proposte, pensare a modelli di successo da riproporre, avviare una seria formazione professionale e guardare alle opportunità offerte dai mercati fuori dai nostri confini senza timori e sospetti.
Per fare tutto ciò è necessario avere le dimensioni adeguate, per questo l’Usarci deve crescere, e crescere deve diventare la nostra ossessione.
Devo ringraziare l’attuale Consiglio Direttivo, i Vice Presidenti, il Segretario che con me hanno progettato e stanno portando avanti un profondo cambiamento di “pelle” dell’Usarci.
Stiamo trasformando la nostra Organizzazione nei settori della Formazione, affinché i nostri quadri possano essere sempre più a fianco dei nostri Associati nei cambiamenti, nell’innovazione e nell’organizzazione.

Con l’Università telematica “Pegaso” abbiamo sottoscritto un importante accordo finalizzato all’erogazione di alta formazione on-line per la Categoria, affinché si possa parlare di dottorato in agenzia commerciale ed i colleghi “dottori” possano essere sempre di più.
Abbiamo varato una politica di maggiore presenza di nostre sedi sul territorio per essere vicini ai colleghi che hanno bisogno del nostro aiuto, ma anche perché solo “respirando” la stessa aria si possono capire logiche e dinamiche e poi, lo dico sottovoce, abbiamo l’obiettivo di raddoppiare i nostri Associati; la qualità è indispensabile ma anche la quantità è necessaria!
Vogliamo un più alto livello di comunicazione con la Categoria, perché le nostre informazioni possano essere sempre attuali e tempestive.
L’Usarci è inoltre entrata nel mondo del noleggio auto con una propria captive, insieme siamo la più grande flotta di autovetture circolanti nel nostro Paese e gestendo insieme le nostre vetture possiamo trarne dei grandi vantaggi.

Abbiamo stretto importanti relazioni con i nostri “partner” internazionali ed ora siamo in grado di interagire, sia sul piano commerciale con la ricerca di agenti di commercio e distributori che su quello legale attraverso una rete internazionale di professionisti.
Questo è ed è stato un gran lavoro, ma sono sicuro porterà i frutti sperati.
Dobbiamo partire da noi stessi, dalla nostra Organizzazione, essere innovativi e perlustrare nuovi modelli, dobbiamo ricordare innanzitutto a noi che piccolo non è bello, ma che piccolo è solamente una fase della crescita.
Dobbiamo diventare esperti di futuro, non di passato, perché solamente in questo modo potremo essere il faro per la nostra categoria e portare fuori dalle secche quei nostri colleghi che arrancano nella tempesta.
Crescere è un processo sia qualitativo che quantitativo e sicuramente in fondo al tunnel troveremo colleghi sempre più organizzati in forma collettiva, in grado di svolgere processi commerciali, logistici e organizzativi in zone sempre più estese, capaci di impugnare il driver delle tecnologie digitali.
Guidare una Categoria vuol dire saper guardare “oltre”, saper essere sempre un passo avanti, vuol dire saper interpretare le nuove esigenze trasformandole in nuovi servizi da offrire; l’Usarci deve saper fare tutto questo.
Oggi nessuno di noi potrebbe lavorare senza il proprio smartphone oppure senza internet, perché oggi lavorare è innanzitutto comunicare annullando distanze di luogo e di tempo.
Per troppo tempo abbiamo guardato con diffidenza alle nuove tecnologie, ad internet ed al commercio elettronico pensando che, in fondo, non avrebbero mai soppiantato noi agenti di commercio ed invece lo hanno fatto eccome.
Internet è un fenomenale intermediario, conosce ogni lingua, i gusti più disparati, arriva ovunque in pochissimo tempo e si accontenta di provvigioni modeste, ma l’intelligenza umana ha una marcia in più che si chiama creatività.
Abbiamo dimostrato troppa indifferenza fino ad ora nei confronti delle nuove tecnologie applicate alla vendita, dobbiamo appropriarcene ed usarle per fornire servizi ancora migliori e veloci; dobbiamo maneggiarle da esperti facendole diventare nostre alleate e non nemiche.
Abbiamo capito tutti che alla fine di questa crisi nulla sarà come prima.
Abbiamo capito che dobbiamo abituarci a convivere con una situazione che non sarà mai molto dissimile dall’attuale e che pertanto la crescita ed i profitti vanno ricercati in nuovi modi di vendere, nella ricerca di aziende innovative da rappresentare e da far crescere, nell’ aggregazione tra colleghi e nelle sinergie, nelle nuove tecnologie e anche nelle opportunità offerte al di fuori del mercato interno.

Investire nella formazione, nelle strutture informatiche, nei collaboratori, nelle dimensioni dell’agenzia e nell’internazionalizzazione è la nostra quarta rivoluzione.
L’Usarci come sistema associativo dovrà assicurare ai nostri colleghi un forte contributo in termini culturali, di formazione e di servizi, incentivando ed agevolando le aggregazioni tra colleghi.
Le vere variabili di vitale importanza per le nostre agenzie sono la produttività, le dimensioni ed il valore dei nostri servizi che dobbiamo imparare a farci riconoscere nelle provvigioni.
L’Usarci deve essere al fianco delle nostre imprese in questo cambiamento e lo deve essere anche nelle relazioni con le nostre mandanti, in maniera chiara, seria ed inequivocabile.
Per propria natura il rapporto di agenzia ha una retribuzione, la provvigione, indissolubilmente connessa con la produttività; più vendi più guadagni, ma oggi il mercato domanda molto di più, la vendita è diventata “una” delle componenti, non è più la sola.

Determinante per concludere positivamente un affare oggi è il servizio.

I produttori ci domandano sempre più di esaltare con operazioni di mercato lo straordinario valore delle merci proposte per la vendita, di trasmettere il concetto di bello, di ben fatto, di italiano; ma fare tutto ciò richiede investimenti in formazione, in organizzazione, in collaboratori ed in tempo da dedicare.
Tutto questo ha un valore e noi dobbiamo imparare a farcelo pagare,  questo lo diremo sia a Confindustria che a Confcommercio, che ormai da tempo vedo più impegnate a predicare di formazione, di filiere e di obiettivi e sviluppo che a mettere poi in pratica ciò che si è detto.
Il tempo non è solo una variabile ma è anche un fattore produttivo ed impiegare troppo tempo  per definire un accordo, o per definire anche il più elementare degli adeguamenti dell’Accordo Economico a delle novità normative non ci piace proprio.
Non vorremmo che le nostre principali antagoniste contrattuali, Confindustria e Confcommercio , ci facessero assistere ad un gioco al ribasso che non farebbe loro onore.
Se cambiano i tempi, se cambiano i gusti, se è in atto un’epocale trasformazione sociale, se si trasforma il mercato, allora anche le regole devono cambiare e questo deve essere chiaro anche alle nostre controparti naturali.
Abbiamo accettato a malincuore la decisione di Confindustria di non voler rivedere l’adeguamento del livello degli interessi di mora dovuti all’Enasarco per le evasioni delle contribuzioni Firr e sinceramente è difficile capirne il perché.
Non si può continuare a domandare agli altri un  “cambio di passo”, a chiedere riforme alla politica, a puntare il dito contro chi non vuol rendersi conto che il mondo è cambiato e poi, nei fatti, comportarsi esattamente come chi si critica.
La politica ha più volte cercato di mettere alle corde il sistema delle rappresentanze di categoria definendolo inefficace ed inutile, conservativo e inadatto a saper affrontare il cambiamento.
Se vogliamo smentire nei fatti tutto ciò dobbiamo costruire – veramente – una nuova stagione di relazioni intersindacali che sappia interpretare il futuro testimoniandone il cambiamento.
Costruire delle relazioni che sappiano connettere in maniera propositiva e produttiva ruoli, obiettivi, risultati e profitti, che sappiano comprendere le reciproche ragioni ed interpretarle con soluzioni volte al futuro.

Altrimenti sarà un fallimento di tutti e si darà ragione a chi ritiene ormai irrilevante il ruolo sociale delle Organizzazioni di categoria e dei sindacati.
I mutamenti sociali di questi decenni sono evidenti e sotto gli occhi di tutti: l’Italia è fatta di persone sempre più anziane, le famiglie sono sempre più fragili, le esigenze legate alla salute aumentano.
Conciliare lavoro e famiglia è sempre più spesso un teorema complicatissimo.
Abbiamo anche un’altra concreta consapevolezza che riguarda il sempre maggior restringimento del ruolo dello Stato nel welfare.
In questo contesto il ruolo dell’Enasarco rappresenta per la nostra Categoria una grande ricchezza ed una grande sfida.
Agiremo con energia nel senso di allargare sempre più la presenza di Enasarco nel nostro welfare di categoria, ma perché ciò accada è assolutamente indispensabile che la Categoria si avvicini all’Enasarco.
Le recenti elezioni Enasarco hanno dato una fotografia desolante, di 260.000 agenti aventi diritto al voto – i votanti sono stati solamente poco più di 25.000 – e ben 8.600 colleghi hanno dato la loro preferenza alla lista di protesta “Adesso Basta”.
Personalmente non sono contento di come sono andate le cose: non mi è piaciuto l’assenteismo e il disinteresse dimostrato dalla Categoria per il loro ente di previdenza.
Non sono contento di quegli 8.600 voti finiti ad una lista che ha portato nell’Assemblea dei Delegati commercialisti e avvocati meno che Agenti di commercio e che una volta insediatasi nel Consiglio di Amministrazione si è “normalizzata”;  tant’è che la maggior parte delle delibere assunte fino ad ora dal CdA  sono state approvate all’unanimità.

In verità  non mi entusiasma neppure quanto fatto in Enasarco dalla nostra coalizione.

Nell’agenda dei lavori dell’Usarci la voce Enasarco è all’ordine del giorno del dopo Assemblea.
Nell’Enasarco si deve cambiare passo – ma soprattutto – devono naufragare i disegni che contemplino “l’occupazione” anziché il governo.
Auspico che alle prossime elezioni partecipino più colleghi, che si capisca con chiarezza che gestire i nostri sette miliardi di risparmi previdenziali custoditi dall’Enasarco fa gola a molti e che a noi spetta difenderli.
Per  essere chiari, non abbiamo nessuna paura a difendere ciò che è nostro.
Nella storia dell’Italia chi ha sempre costruito e ricucito sono stati i corpi intermedi, quella categoria che noi rappresentiamo  appieno;  siamo gente capace di fare squadra, ecco perché le cose difficili non ci fanno paura, sappiamo che risolverle è il nostro compito naturale.
Non abbiamo paura di lavorare, di fare migliaia di chilometri, di sentirci dire in faccia dei “no” senza demoralizzarci.
Ci alziamo ogni mattina sapendo che se non ce la metteremo tutta torneremo a casa con le tasche vuote.
Vorremmo che a mettercela tutta fosse anche la politica, che nelle Aule di Camera e Senato si discutesse per il bene dell’Italia, che si parlasse dei problemi del Paese e di come risolverli e che lo si facesse celermente, perché il tempo è uno dei fattori economici non riproducibili.
La politica deve dare certezze, deve essere chiara, deve dare a chi la applica poche  regole semplici ed interpretabili.
La politica deve saper semplificare la burocrazia, dimezzare le code agli sportelli, agevolare chi vuol fare impresa e chi vuol creare lavoro; non intralciare.

L’illegalità va estirpata.

Il nostro Paese e la nostra economia sono rallentati da una immensa zavorra fatta di norme e regolamenti e se al fianco di quelle nazionali mettiamo anche quelle varate dalle amministrazioni locali si capisce il perché in Italia per avere un documento o un permesso sono necessari tempi biblici.
Inoltre spesso è anche pessima la qualità delle norme; difficili da applicare e spesso anche impossibili da applicare con gli uffici pubblici che tendono a non assumersi mai una responsabilità.
Un esempio è la norma in discussione relativa alla legittima difesa: di notte si può sparare ma di giorno no.
Questo riassume nei fatti il perché il nostro Paese è in Europa il fanalino di coda.
Le Istituzioni funzionano quando producono regole e decisioni ineccepibili nella forma e che si calano correttamente nel contesto e questo vale anche per la giustizia.
Pare quasi che nel Paese giorno dopo giorno cresca un diffuso disprezzo per tutto ciò che è pubblico, per il collettivo, che venga meno il senso civico ed il rispetto per il bene comune e di chi ci sta di fianco.
Ricordo con nostalgia quando nelle scuole si insegnava educazione civica, che non era altro che l’educazione che ognuno di noi deve usare nei confronti della cosa pubblica e del prossimo.
Ma il male del nostro Paese si è diffuso in profondità, arriva a comportamenti quotidiani sempre più spesso negativi.
Gettare mozziconi di sigaretta, cartacce, rifiuti, ovunque e sporcare strade, spiagge, giardini non è considerata nemmeno più maleducazione.
Non possiamo permettere che l’Italia scivoli nel limbo dell’irrilevanza.
Dobbiamo rilanciare l’Italia, che resta ancora la seconda potenza manifatturiera europea e la sesta nazione esportatrice per valore aggiunto.
Dobbiamo estirpare l’illegalità, contrastare severamente l’evasione senza che ciò significhi tartassare solo i soliti , cambiare il rapporto tra fisco e contribuenti, togliere quelle barriere ingiustificate in settori economici quali trasporto, sanità, commercio, concessioni e professioni.
Dobbiamo svergognare i troppo furbi; non sono loro il modello che la gente per bene deve seguire.
Tutto questo non è solo  compito della  “politica” perché se vogliamo davvero che le cose cambino dobbiamo cambiare anche noi.
Iniziando dai nostri comportamenti quotidiani, dalle nostre scelte – con le quali possiamo premiare o punire.
L’Usarci e gli uomini che ne fanno parte non si sono mai tirati indietro dalle responsabilità, perché sono consapevoli che senza un’intermediazione efficiente e moderna non potrebbero svilupparsi le aziende ed il Paese.
Noi siamo pronti in qualsiasi momento ad affiancare la politica , per portare ad essa la nostra visione che è il frutto del nostro lavoro quotidiano, fatto ogni giorno di centinaia di migliaia di contatti e altrettanti chilometri.
La nostra esperienza è frutto delle mille voci dei nostri clienti, esasperati dalla inarrestabile contrazione dei consumi interni e che sognano , terrorizzati ,di tirar giù le persiane delle loro botteghe e di non doverle rialzarle più.
È frutto anche  delle voci degli imprenditori per i quali lavoriamo, impegnati come gli equilibristi a tenere in piedi le loro aziende, pagare gli stipendi, i contributi e le tasse.
Siamo pronti a testimoniare che i corpi intermedi che noi rappresentiamo sono e saranno sempre la linfa vitale del Paese e che non ascoltandoci  non si ascolta la pancia del paese che lavora e produce ricchezza.
In questi ultimi mesi abbiamo avviato una importante attività di rapporti con i Parlamentari , sia del Senato che della Camera , per portare avanti quella che reputiamo una nostra battaglia imprescindibile di giustizia e dignità  : la totale deducibilità del costo dell’autovettura che è il bene strumentale senza il quale non ci è possibile produrre il nostro reddito.
Lo stiamo facendo non per un interesse corporativo, ma perché in Italia la nostra è l’unica Categoria che non può detrarre integralmente il bene strumentale indispensabile per lo svolgimento del lavoro ,  questo è inammissibile. Reputo  questa una battaglia di democrazia, di civiltà, di equità.

Reputo la parziale detraibilità della nostra autovettura una bruttura giuridica.
Per essere cittadini e lavoratori migliori dobbiamo percepire la consapevolezza che chi ci governa deve ascoltarci, deve tenerci in considerazione, cioè essere in  grado di distinguere una richiesta sacrosanta da una che non lo è.
L’Usarci sente la responsabilità di dover dare un contributo concreto al Paese ed alla Categoria, di dimostrare capacità di sintesi, di saper essere una guida seria ed autorevole, di essere capace di unire e fare squadra.

Autonomia ed indipendenza sono valori intorno ai quali tutta l’Usarci si riconosce, ma questi valori non ci impediscono di riflettere sulle aggregazioni, sulla possibilità di fare gruppo, tanto più se tutto ciò ci dimostra di poter essere un vantaggio.
Siamo aperti alla possibilità di fare aggregazione perché insieme possiamo dire la nostra con maggior vigore e partecipazione, ma non lo siamo a tutti i costi e nemmeno lo siamo con chiunque.

Siamo disposti a scendere in campo dalla stessa parte con chi come noi non sa star mai fermo, con chi sa sopportare la fatica ed ha il coraggio delle proprie idee, con  chi vuole crescere e far crescere l’Italia, con chi vuol parlare ai nostri figli di un futuro migliore per loro.
L’Usarci è la “banda larga” che collega chi produce con chi commercializza; gli agenti di commercio sono le gambe e il fiato delle aziende di cui rappresentano prima che i prodotti, la passione e l’orgoglio.
Amici concludo dicendovi che io e l’Usarci tutta, ci sentiamo privilegiati di vivere in una terra dalla bellezza unica e che amiamo così tanto da essere disposti a sacrificarci e lottare per leif .

L’Italia è bella nei suoi paesaggi, nella sua storia, nei suoi prodotti e nello stile di vita.
Questo patrimonio noi dobbiamo difenderlo con gelosia da chiunque lo possa danneggiare.
Credo che l’Usarci rappresenti un bene comune per tutto il Paese, che possa fare molto per l’Italia e per modernizzarla; credo che per questo vada rafforzata e difesa.
Lavoreremo affinché quello che immaginiamo si possa realizzare e lo faremo per il bene di tutti e per un’Italia migliore.

Viva l’Italia, viva l’Usarci.